Parrocchia Santa Maria degli Angeli - Santuario Diocesano di San Pio - Pietrelcina (BN)

News2 Novembre 2026

“Ovunque tu sia”… come un fiore per i nostri defunti.

Il 2 novembre, in modo particolare richiama l’affetto di tanta gente nei confronti dei propri cari defunti. La visita al cimitero, adornare le tombe con i fiori, accendere una luce, sono segni di un legame che va oltre la dimensione fisica e umana.

Il 2 novembre è il giorno in cui facciamo una memoria liturgica speciale, quella per i nostri cari defunti. Una giornata legata a quella precedente: 1e 2 novembre, infatti, potremmo chiamarli i giorni della Speranza cristiana. I giorni in cui siamo chiamati a guardare una realtà che appartiene alla nostra fede: l’eternità. Queste celebrazioni ci fanno comprendere il grande amore di Dio, un Dio che non ci abbandona al nulla, ma che ci ha creati per amare, per la luce e per l’eternità.

Il 2 novembre, in modo particolare richiama l’affetto di tanta gente nei confronti dei propri cari defunti. La visita al cimitero, adornare le tombe con i fiori, accendere una luce, sono segni di un legame che va oltre la dimensione fisica e umana. Siamo legati per sempre ai nostri cari.

Questa giornata, allora, ci aiuta a ricordare delle cose molto importanti per la nostra fede: oggi preghiamo in modo particolare per coloro che sono nella purificazione del purgatorio.

Non è solo un ricordare con l’affetto, nella memoria umana, e nel rispetto delle relazione che abbiamo costruito su questa terra. Il 2 novembre ci ricorda che noi per i nostri cari possiamo fare qualcosa di molto più grande che il portare un fiore o di postare una foto sui social: possiamo pregare per loro e fare in modo che questa comunione diventi salda nel Signore.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito dei defunti dice che “la nostra preghiera per loro non solo può aiutarli, ma può anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore” (n. 958).
Pertanto la nostra preghiera, mentre alimenta una comunione di vita che ci è preziosa, ha una duplice efficacia: aiuta le loro anime a purificarsi, e giova a noi perché è come se aprissimo un varco tra noi e loro che ci permette di sentire quanto sia potente la loro intercessione davanti a Dio a nostro favore.
Dobbiamo sapere che le preghiere e i meriti della loro vita precedente stanno sempre in atteggiamento di supplica davanti a Dio per noi.

Un fiore sulla loro tomba ci parla di una speranza che sempre rifiorisce, ci parla della risurrezione. Di speranza, di vita.

Ma indubbiamente vi sono altri fiori, ancor più preziosi che noi possiamo loro donare.
E questi fiori sono costituiti dalla celebrazione della S. Messa per loro e dalle altre opere di suffragio.

A questo proposito il Catechismo ricorda “la preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò Giuda Maccabeo fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,45)” (n. 1032).
E afferma che “fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio.
La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti” (CCC 1032).

Proprio per questo la nostra preghiera e la loro preghiera diventa segno di una comunione e di un affetto che neanche la morte può spezzare, perchè l’amore è più forte della morte.  

Proprio per questo un cristiano, come direbbe San Paolo, non può comportarsi difronte al mistero della morte come coloro che non hanno fede:

“Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti”. ( 1 Tes 4,13-14)

C’è una frase, che solitamente leggo sui social, quando qualcuno posta una foto di un defunto : “ovunque tu sia” … questa frase scritta da un cristiano è davvero pericolosa. Mette in dubbio tutta la nostra fede, il nostro celebrare le esequie, visitare i cimiteri, pregare per i defunti. Sappiamo dove sono inostri cari. Ce lo ha detto Gesù, “Vado a prepararvi un posto”. C’è un posto per noi. Se “quaggiù” c’è l’incertezza dei posti, a lavoro , per un’operazione, per una risposta: in paradiso abbiamo una certezza, c’è un posto per noi, preparato dall’eternità. E la preghiera di suffragio aiuta i nostri cari, qualora non l’abbiano ancora raggiunto, a prenderne possesso.

Padre Pio, in nostro amato santo, non solo pregava e invitava a pregare per le anime del purgatorio, ma lui stesso si offre vittima per la salvezza delle anime del purgatorio, così scrive a Padre Benedetto, suo direttore spirituale, :  “Da parecchio tempo sento il bisogno, cioè da offrirmi vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio è andato crescendo sempre di più nel mio cuore tanto che ore è divenuto, sarei per dire, una forte passione. L’ho fatta, è vero, più volte quest’offerta al  Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati sopra il peccatore e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori èammetta presto in paradiso le anime del purgatorio. A me pare che lo voglia proprio Gesù. Sono sicuro che ella non troverà difficoltà alcuna nel accordarmi questo permesso” (Epist. I, 206).

Ma, ascoltiamo un racconto, che lo stesso venerato Padre Pio raccontava:

“Durante la Prima Guerra Mondiale Assunta Di Tommaso venne a San Giovanni Rotondo per visitare suo fratello, padre Paolino da Casacalenda, superiore del convento dei cappuccini, il quale per lei fece preparare un lettino nella foresteria, fuori dei limiti dalla clausura. Una sera padre Paolino mi  invitò ad andare con lui in foresteria per un breve colloquio con la sorella. Subito dopo entrambi si recarono in chiesa per una visita a Gesù sacramentato ed io rimasi sono in foresteria. Ero stanco e mi ha appisolai accanto al camino.

Ad un tratto mi svegliai di soprassalto e vidi che vicino a me era seduto un uomo avvolto in una mantellina.  Sorpreso e spaventato chiesi: “Ohè! Chi sei tu?”. L’uomo rispose: “Sono tal dei tali e sono morto in questo convento il giorno…. nell’anno…” “E adesso cosa fai qui? domandai ancora – E lui: “Sto scontando la pena del purgatorio per avere…(e disse il suo peccato=”. Aggiunsi: “Beh domani dirò la santa Messa, però tu qua non devi più tornare”. E lo accompagnai fino alla sagrestia della chiesa.

Al ritorno trovai il portone è chiuso. Suonai la campanella e venne ad aprirmi il  superiore che era appena rientrato in foresteria. Mi chiese cosa fossi andato a fare fuori dovetti raccontargli l’accaduto. Per accertarsi della realtà dei fatti, consultò i registri dell’anagrafe e  verificò con stupore che dati riferiti avevano una corrispondenza storica.

L’indomani celebrai la messa per l’anima di quell’uomo che è, qualche ora dopo, mi apparve di nuovo per ringraziarmi dell’efficacia suffragio in virtù del quale che aveva terminato il purgatorio ed era volato in cielo”.

Anche la “segretaria della Divina Misericordia”, Santa Faustina, in un brano del suo diario ci rivela qualcosa di molto importante:

“Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano.

Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l’ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio. (1. VIII. 1925).

Questi esempi vi fanno capire che i nostri cari defunti vivono e non sono perduti nel nulla. Sono in attesa del nostro suffragio. Diventiamo, come i santi, generosi nell’offrire questo segno d’amore per i nostri cari: offriamo la Santa Messa per loro, e loro sapranno come ringraziarci, perché siamo in una comunione eterna.

 

Fra Daniele Moffa

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Padre Pio
Frase del giorno di Padre Pio:
"La sofferenza è necessaria all’anima nostra."
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